Custodi della vigna
Maggio è, per antonomasia, il mese della rinascita e del dinamismo in vigna. La natura si esprime con tutta la sua energia e ogni filare richiede attenzione, dedizione e precisione. Oggi vi portiamo con noi tra i filari per raccontarvi cosa stiamo facendo ora, tra antiche tradizioni e le nuove sfide del clima che cambia.
La scelta della conduzione biologica per noi non è una semplice pratica agronomica, ma un profondo atto di rispetto verso l’ecosistema. In questo periodo la gestione del suolo è fondamentale: permettiamo alle erbe spontanee di crescere libere tra i filari.
Le radici delle piante creano così una struttura sotterranea perfetta, una rete naturale che protegge il terreno dall’erosione durante i forti piovaschi ormai purtroppo frequenti e, al contempo, offre un rifugio ideale per gli insetti utili. È la biodiversità che custodisce la bellezza e la salute del suolo.
La vite in questa stagione cresce con un vigore straordinario tra piogge e sole. Diventa quindi essenziale l’intervento sapiente dell’uomo per guidare questo sviluppo. Gianni e Dario osservano e assecondano ogni minima esigenza delle piante con gesti misurati.
Attraverso la potatura verde eliminiamo i germogli in eccesso, ma lo sguardo è rivolto anche al futuro e alle bizzarrie del meteo. Il cambiamento climatico e le estati sempre più torride ci impongono infatti una nuova strategia: lasciare una parete fogliare più ricca e generosa. Queste foglie non sono più un semplice ornamento, ma diventano un prezioso “ombrello naturale”, uno scudo indispensabile per proteggere i grappoli dai raggi solari troppo aggressivi e preservare l’acidità e la freschezza dell’uva.
Nel nostro approccio biologico non c’è spazio per le molecole di sintesi. La difesa della vigna si affida esclusivamente a due elementi tradizionali e puri, il rame e lo zolfo con aggiunta di alghe e zeolite per aiutare il sistema immunitario delle piante.
Questi elementi agiscono “per contatto”, senza penetrare all’interno della pianta. Possiamo immaginarli come un velo protettivo e invisibile posato sulla pelle della vite, capace di custodirla dagli attacchi esterni.
Una scelta che richiede un’attenzione costante perché ogni pioggia lava via questa protezione, chiedendoci di tornare tempestivamente in campo con il trattore.
È un lavoro fatto di tempismo, pazienza, precisione e sacrificio, ma sicuramente siamo ripagati dal vedere l’uva che cresce sana e forte. Dopo ormai tanti anni che faccio il vino, “il vino si fa in vigna” di Gambelli è fra le poche cose di cui ho certezza.
Prenderci cura della terra per portare in cantina uve perfette è una dedizione silenziosa, capace di adattarsi ai ritmi di una natura in mutamento ed è proprio da questo che prende vita il carattere dei nostri vini.


